| :: Karoline Knabberchen: L'eredità Cristologica spiegata a Fabio Nardi. 1983. 42° della morte. |
L’EREDITÀ CRISTOLOGICA SPIEGATA A FABIO NARDI. 1983. Cristo con me nel mattino. Lo guardo nel martoriato flusso: sarà reciso. A te uomo singolare e plurale di Uomo Dio (liquido salino dubbio stilla) chiedo: rimuovi la spina nella mia mente in divenire. Che la carne sanguini speranza nel giorno: tu stelo orante io goccia pianto. Eh no, caro Fabio, stai più attento quando ti parlo. Io non dico: Cristo è un’invenzione dei cristiani. Al contrario, i cristiani non possono affatto darne ragione. Il Nazareno, cioè il separato (significa che non si tratta di una semplice categoria: è un uomo, certo, una persona) è l’Unico e l’Originario. Prima di Lui - si badi - Dio non era che daimónion e parádosin, il che significa anche che la divinità di Gesù può essere pensata solo sulla base di Gesù stesso. Strano, no? Il “prima” e il “dopo” non possono essere qui invocati. Il prima fu da Lui stesso liquidato, senza pietà; il dopo, cioè noi, ogni tipo di cristiano e di post-cristiano, è senso che si dispiega (solo) sulla di Lui base. Esatto? Esatto! Dunque penso a una teologia a-teologica: estrema propaggine - assurda? - dal tardo Schelling protestante (inedito perlopiù in Germania figurati in Italia) dove Gesù è il dio non-dio che marca il passaggio dalla Voce che si prende, dal cielo, cura e custodia dell’atterrito, alla voce che dal ventre della putredine atterrisce insinuando che quel che resta del Regno non è che Lei-Voce stessa: eccomi! Non c’è altro da lasciarvi in eredità.
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