:: Claudio Di Scalzo: Traducendo Bagatelles pour un massacre di Louis Ferdinand Céline. Sciocchezzuole per una carneficina. 1973, 1


Edizione 1943




Claudio Di Scalzo
SCIOCCHEZZUOLE PER UNA CARNEFICINA
TRADUCENDO BAGATELLES POUR UN MASSACRE
DI LOUIS FERDINAND CÉLINE - 1

1973





Edizione Guanda 1981.
Edizione mangiucchiata dall'insetto "pesciolino d'argento"
(nel cascinale si pappano quintali di libri da sempre)
è stata ritoccata con pennarello.



CDS/COMPAGNA TELLUS/COMUNISMO TRANSMODERNO

Celebrare la Shoah per celebrare sé stessi. W Céline.

W Céline abbasso C.A.G.A Cultura Assorbente Gerarchia Assisa

W Céline e abbasso il Sinistrismo Beneducato 

 

(Come rivelavo sul weblog COMUNISMO TRANSMODERNO nel febbraio 2011, all’uscita presso Guanda, nel 1981, delle BAGATELLES POUR UN MASSACRE, BAGATELLE PER UN MASSACRO, di Louis Ferdinand Cèline, nella cura di Ugo Leonzio, nella traduzione di Giancarlo Pontiggia, provai parecchio nervoso per come veniva allestito il pericolosissimo e battezzato infernale libro. A seguire contorno di altissimi intellettuali alla Raboni, responsabile in Guanda per lui manna, per manovrare la cultura della Destra Fascista e trasbordarla sui lidi d’una comprensione dialettica utile alla Sinistra espunta dal Comunismo. Così avendo molti anni prima, nel 1973 - domiciliato da mio zio Lenino nel suo albergo in Montparnasse "La belle Élisabeth" - trovato dai bancarellisti Lungosenna l’edizione 1943 “maledetta” pubblicata nelle editions Denoël, presi a tradurre ‘ome a me-mi sembrava adatto. Col disegnetto-ritratto-espressionato di Céline a lato. Più d'uno. Man mano che procedevo i fogli li misi in una scatola con scritto sopra “Infernalia sotto nerofumo ala”. Nel trambusto di quel lontano 1981, ero fra l’altro militare a Salerno battaglione intervento terremoto in Irpinia, costì finito per traversie varie, politiche e culturali (che prima o poi racconterò: ci sono esiti anche umoristici), scisso tra me Claudio Di Scalzo e Fabio Nardi, ripensai alla scatola che mi-mà usava per tenecci bottoni da sarta duve avevo misso le pagine tradotte dal Céline di Bagatelles e alla prima licenza tornato nel cascinale mi-misi a cercalla, ma non la trovai né più gliè riapparsa! Nelle soffitte s’era persa nel caos lì accatastato? Era stata buttata via assieme ad altra roba ‘onsiderata da mi-pà inutile nei suoi presto abbandonati repulisti? Oppure l’avevo persa in qualche sosta in città alberghi durante varie licenze? Nell’andirivieni sulla costa amalfitana? Vatteloapesca!

Ieri l’altro, 6 agosto 2025, la manina santa di Sara Cardellino cercando camicie ricamate liberty a suo tempo appartenute a mia nonna Messinella ha trovato le carte in traduzione da Céline nello stesso cassone ancor difeso da polvere antitarme svaporata. Con alcuni disegnetti espressionati di Céline pur’essi del 1973. Devo controllare se ò tradotto tutto il libro o parti. Ma-mi sembra di riordare che saltabeccavo da una parte all’altra. Intanto decido di affidare all’OLANDESE VOLANTE con rimandi al weblog COMUNISMO TRANSMODERNO le iniziali pagine. Divertente per me rileggere cosa scrivevo nel 2011 sulla Cultura-Web. Mi diverto anco a scoprir ‘ome niuno nella campagna attuale contro l’antisemitismo sia Destra che a Mancina, ignoranti e tèste vòte, riordi Céline.)

(DAL WEBLOG: COMUNISMO TRANSMODERNO. 1 FEBBRAIO 2011. A me-mi garba, per esempio, BAGATELLE PER UN MASSACRO. Lo 'omprai nel 1981 edito da Guanda. Con gran scandalo. E guadagni lauti. Duve il prefatore Ugo Leonzio (un po' stronzo mi si perdoni la rima, maneggiava il testo con fare teatrale come fosse una bomba esplodente pus e sangue marcio. Con terminologia adatta: odio, infernale, deriva stilistica asfittica ecc) e il traduttore, l'algido e sciccoso latinista Giancarlo Pontiggia autore anni prima d'una antologia tra le più ruffiane dell'orfismo da baraccone "La Parola Innamorata", traduceva dinervando il lessico céliniano non sapendo un acca di argot umorismo puttanate varie nei modi di dire. Mi fece l'effetto di un segaiolo alle prese con una troia esperta che vòle sverginallo e che non gli si rizza. Giancarlo Pontiggia traduttor mi fé questo effetto. Riordai ch'avevo tradotto a pezzi sardonic'allegri e bocconi arrostiti sur carbone lessicale vernaolo le "Bagatellese" 'ome "Sciocchezzuole per una carneficina" procuratomi a Parigi, 1973, l'edizione franciosa rara del 1943 Bagatelles pour un massacre editions Denoël, epperò diodelboh... nun saccio da immerorabil tempo duve sia finito il malloppo sanguinante diabolo se nelle soffitte o se perduto péssempre!) 

 


"Incipitando e massacrando" - cds, 1973. Parigi




LOUIS FERDINAND CÉLINE

SCIOCCHEZZUOLE PER UNA CARNEFICINA

TRADUZIONE CLAUDIO DI SCALZO detto ACCIO. 1973

 

Ir monno gliè riolmo di tipi-tipe che si nominano saputi ma accussì non suno ve l’assiuro pé certo, raffinati manco un mignolo. Io, servitor vostro, immagino d’essilo vraimente, elegantement’istruito. Calcato. Autentiamente chic-tic. Fino a quarche temporalia addietro, nun lo volevo ammette… scalciavo… E dipoi una giornatazza arreso mi sono… Al demoniazzo!... Epperò sunno in quarche manera innervosito dalla raffinatezza ammia… ‘Osa finirò per santifià? Sollecità?... suggestionà?...

Real raffinato, ratifìato per diritto, per custumme, colla garanzia, nurmalmente deve sccrrrivvere perlomenno cumme Monsieur Gide, Monsieur Vanderem, Monsieur Benda, Munsieur Duhamel, Mademoisselle Colette, la signora Femmina, la sonora Valery, Bergson, Alain… fellatiarsi l’aggettivo… goncourtizàr… Diommmio! Inculare insetti, frinire l’Insignifiànte, cinguettar in pompino magno, ruoteggiar pavon, chicchirizzarsi ai microphoni… Scoprire pérmé “le padelle musicali prima scelta”… i telai di conferienze progettati…

Potria possu siuramente diventallo pur’ammia, nu stilista originale, un accadèmio “adatto-adattabile”. Gliè tutta scelta di fatìa, appriandomi mesi… peggio anni… Se po' ottené dunniosa… come scolpisce ir proverbio pisano: “Parecchia vasellina, tanta ‘ostanza, e ir pachiderma s’incula la formìa”.

Ma omai sunno trop vècio, trop degenerato, troppo incattivito sulla sconquassata carrozzabile del perfezionamento autonomo... doppo ugna durace curriculumma di “ossoduro tra i duri” pe’ rinculà arretro adesso! e annammene pur a giostra per quarche librante di ricami e trine docenza!... Nun è possibol! Il dramma ecchil’ì. Cumme abbia potuto fammi chiappà, soffoà d'emotività... dalla miì medesima raffinatezza? Ecchili i fatti-fati, le circostronze...

Mi confidassavo ricentremente c’un amìo, dottorino valente der mi’ stampo, però in megliorata, Leo Gutman, risguardo ar gusto fortissimo, s-piccante, pungente, che dico?, totalmente dispot’ìo che mi catùra per le ballerine...Interpellavo la su’ diagnosi... ‘Osa sarì divenuto? Io-mé, con famiglia sur gobbo! Gli rivellavo intiera ammia catastròfìa pas’ioneh...

“Nèla ‘oscia di ballerina ir monno, sue ondate, tuti sùi ritmi, sùe mattane, sùi desiri sunno onditi!... Giammai scritti!... La poessia mèglio cospicua di tonalità der monnohh!... sensuale! Gutman! Tutto! Ehi Gutman, amìo dé-mì, ir poema sbalorditivo, bruciante e delicato cumme nà gamba di ballerina in volubile squilibrio, gliè in accordo con l'udibile der maggior inconfessato, è Dio! Dio medesimo! In intero e mortipriato tutto! Ecco il fondale der mi’ concionare! A partì dala venuta sémana, Gutman, saldato il canone... vogghio occupammi solamente di ballerine... onniosa pé la danzara! Nul’artro che per la danzatura! La vitalità le agguanta, anco... le soffia via... ar minimale scatto, voghio annammene a smarrimmi con’esse... tuta la vitanza... fremmente... dondolante... Gutman!... M’appellano!... Nun sono più ir sottoscrito... M’arèndo... Nun vogghio venì scaraventao nell'illimitato!... allo schizzo di tuto... di tute l’ondee... La Raggione der mondazzo sta accà... Nun artrove... Soccombere sotto ballerina!... Son vècio, presto creperò... Vogghio fugammi, sversammi, diperdermii, vaporizzammi, soffice nubbe... in arabesch’io... ner nullafrulla... nella funtagna der miraggio... vogghio sperdimi néla maggior bèla... Vogghio aliti sur mi cardiodramma... Smettrà di tambureggiare... Te lo giuro! Gutman, opera nella mànera che sfiori ballerine!... Voglio crepà, lossai, come tutti... però non ner pitale... bensì d’onda... un'onda stupendissima... danzellante... frinente...“.

CONTINUA