| :: Claudio Di Scalzo: Il mio debito verso Marcel Duchamp. Fondamentale capitolo di Impara l'Arte e mettila da parte. Di Scalzo Dusciampoo. Raccontato a Sara Cardellino. 1971/2026. |
Il numero strabiliante di visite sull’OLANDESE VOLANTE de "Il Piccolo Vetro ovvero sposa e marito messi a nudo con ironia alchemica. Grazie a Marcel Duchamp" di lettori-navigatori (ancorché non ottimizzato per smartphone e iPhone, risale al 2010) me lo fa notare Sara Cardellino (che ovviamente ha accesso al portale, perché io non contabilizzo-visite mai il pubblicato, me ne infischio altamente); “Accio, il ‘Piccolo Vetro’, che rimanda a Marcel Duchamp, ha avuto visite altissime anche rispetto a quelle già alte di solito”. Mangio la foglia. Sue parole e foglio elettronico! Rispondo: “Mi garba, soprattutto per Duchamp ch’è il maestro mio segreto”. Gli occhi del Cardellino scintillano malizia. “Forse anche grazie alle forme rivelate nella doccia di Silvae Lo. Non credi?” Schivo blandamente. “Ci sta, non si può negarne la seduzione per chi naviga nell’Olandese Volante. Ma il tutto risale al 2014”. La data!, errore gravissimo, non dovevo rammentarla! “Appunto, 2014, assente Sara c’è sempre la moglie gocciolante!” Evito la risposta che aprirebbe alla “catastrofe” da far tremare i vetri del cascinale. Lei aveva sposato Linton lasciando a fine 2010 me-Heathcliff, però il matrimonio (clikka: Il segreto rivelato a Fiesole. Melodramma Romantico) "non consumato" per sua scelta è stato annullato anche dalla Sacra Rota. Ricorro all’Umorismo Nero: “Di che ti lamenti, Cardellino, appena avverrà la mia dipartita, tu e Silvae Lo, accudirete le mie spoglie assieme”. La minaccia che mi tiri i libri ritrovati su Marcel Duchamp, fra l’altro spessi, mi fa uscire dalla camera. Fuggo verso il Campo della Barra. A mezzogiorno, calmati i nervi, torno sull’argomento da lei invitato: “Parlami di cosa è per te Marcel Duchamp. Nei libri che ho sfogliato c’è traccia del tuo passaggio, in questo caso ironico, meglio molto meglio di quello mattiniero". “Marcel Duchamp, sfogliando questi tre libri, è stato ed è un Maestro che non ho mai smesso di avere presente. Iniziai giovanissimo, Sara, visitando nel 1971 la mostra Di Man Ray nella galleria a Milano di Arturo Schwarz (1954-1975). Potei vedere anche come, il gallerista e compagno trotskjsta andava riproponendo Marcel Duchamp. L’artista ha praticamente inventato tutto, ma proprio tutto, in pittura, con una manciata di tele, e quanto attiene al Fuoriquadro: con oggetti, il Ready Made, e quanto negli anni Sessanta del '900 sarà chiamata Arte Concettuale, Body Art, Narrative Photo, Op Art, Nuovo Realismo ecc. Lui a fine anni Trenta, dopo il Grande Vetro incompiuto, sceglierà il silenzio. Giocando a scacchi. Muore nel 1968. Il suo cessare di operare in estetica, pubblicamente, però continuando silenziosamente a riflettere, scrivere in alcuni casi, produrre per uso domestico opere, è quanto mi ha sempre coinvolto. Achille Bonito Oliva lo ricorda e approfondisce. Leggere gli scritti di Duchamp, i suoi giochi di parole, linguistici, il suo umorismo, che si spinse fino a progettarsi una tomba umoristica, furono scossa e seduzione. Di più la scoperta di un metodo che applicai a me stesso alla mia produzione. Progettare opere con appunti bozzetti e non realizzarle; addirittura pensarle e basta e scordarle e ricordarle senza realizzarle. E l'ideazione del Doppio come Rrose Sélavy pensi non mi abbia influenzato? E il marchingegno-meccanismo con rimandi al sesso de il Grande Vetro con le sue valenze serie-ironiche? Che altro dirti Cardellino? Forse ribadire che il cessare ogni estetica per sopraggiunta mancanza di voglia per scervellarsi su altro, metti gli scacchi, è in Duchamp il sigillo della genialità. Di ogni filosofia ed esistenzialismo Un eroismo pari a quello di Rimbaud! Quante volte ho pensato anch'io, se non ci fossero state le petrarchiste suggeritrici di smettere con parole colori foto! Anche per una certa nausea e noia verso i sovversivi dei linguaggi nelle Arti Concettuali tutti rapidamente diventati mercantili e feticisti della propria opera. L'esatto contrario di quanto fece Marcel Duchamp! Ritengo che la sovversione nell'immaginario sia fallita anche per queste "avanguardie", in varia coloritura comunista, rivelatisi museificabili e spesso, rima, vili. E loro avevano negli anni Sessanta e Settanta talenti grandi; non come i pallidi fantasmi oggi on line o nella pervertita banale industria culturale.
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