| :: Claudio Di Scalzo: I modi dire in vernacolo illustrati perché i giorni non sian scordati. A Silvae Lo. 9 agosto 1997. |
(9 agosto 1997 - Alpi retiche) “Vien via di lì, che c’è périolo”. Mi diceva mi-mà Nada. In questa grotta alpina, Silvae Lo, potrebbe essici spiritello ombra molesta. Di siuro nun c’è filosofia platonìa da imparacci; ma se esci alla sverta, all’amore platonìo diamo ancor disdetta. E prima che m’abbracci firmo ir primo dei “modi di dire” disegnati in vernaolo pisano: e prima che mi sigilli le labbra: dico TI AMO.
(Maggio 2026) - Nel 1997 presi ad illustrare-dipingere certi modi dire parecchio vernacoleggianti che usavo con Silvae Lo. Lo facevo utilizzando le risorse dell’Espressionismo Astratto e dell’Art Brut e della fotografia astutamente glamour per la Magia (incantesimo seduzione bellezza fascino mistero che il simbolismo di cui ero cultore mi porgeva in citazione-ripetizione-coppia dimensione, sapendo che centinaia di pose simili già stavano nella storia della fotografia dei fotografi e nei ritratti liberty. Il detto vernacolo pareggiava con umorismo l'alto simil-decadente. Ed era una ganzata che nella coppia funzionava meglio dell'orzata) in lei vista attraente. Unendovi brevi prose a volte, altre versi. Il mio motto preferito "IMPARA L'ARTE E METTILA DA PARTE" funzionava perfettamente. E tuttora funziona. Sennò era da quel dì che avevo smesso una fatìa altrimenti, per me, inutile! |