:: Silvae Lo - Claudio Di Scalzo: Antirealismo e teorie epistemiche per il fotografo nella pianura padana. 2002 |
Nel rapporto moglie e marito, Silvae Lo e Claudio Di Scalzo, c’è stata e c’è ancora, dal momento che ne scrivo pubblico sull’Olandese Volante, la fotografia. Più specificatamente come la fotografia, su suggerimento di Silvae Lo in materia di filosofia e cultura, ne determinava gli esiti avanti e indietro. Dallo scatto alla cornice ancora allo scatto. Tre fotografie del 2002, una di paesaggio, le altre due in interno, casa valtellinese nostra, esplicano-raccontano quanto sopra accennato. Questo il racconto di una giornata di giugno in auto, da Pisa Nord autostrada verso Barriera Tangenziale Est Milano. Diretti in Valtellina-Sondrio. Ragionando di paesaggio e come fotografarlo, Silvae Lo mi suggerisce di uscire a Fidenza e fotografare almeno un lacerto di paesaggio nella Pianura Padana. Immagino abbia una sorpresa per me, infatti dice: “Applicherò alla tua foto un suggerimento di episteme”. Sono colto di sorpresa, saprò sicuramente poco di Episteme per come la medita mia moglie; traduco più alla mia portata con Verità. Ma ciò la rende unica, desiderabile, lei lo sa, perché Silvae Lo possiede saperi che nessuna delle figure femminili con cui ho vissuto, mi ha proposto. Come stare con una donna che viva in altro continente di conoscenze. A volte pianeta. Potrei interloquire rammentando Hegel Nietzsche Heidegger su come per loro era l’episteme ma intuisco che mi aspetta un gioco dove dovrò palleggiare linguaggio in difesa. Catenaccio. Poi magari far gol. Usciti dal casello vaghiamo sulle strade prima statali poi provinciali poi comunali e alla fine vediamo un rudere. Lo fotografo con la Nikon D1 reflex digitale. Le faccio vedere sul Display l’immagine. Qui comincia la lezione su “L’Antirealismo”. Silvae Lo m'informa che l’Antirealismo, in espisteme, ricerca della verità, pone una relazione tra Vero e Conoscibile, evitando il legame Vero e Conosciuto. Non capisco un accidente. C’è un rudere un ruscello una finesta una porta senza infissi, tu Claudio scivoleresti verso qualche teoria romantica o simbolista, ma che verità sarebbe? Pierce afferma, saggiamente, che è Vero quanto si conosce finita la ricerca. Se io affermo che secondo me sulla pietra di quanto prima era una cucina, a lato della perduta porta, su di una pietra, caduta la calce, c'è una scrittura somigliante versi, se noi li andassimo, adesso, dopo la fotografia, in maniera antirealista sapremmo che quanto vale non è quanto si sa o si saprà di fatto; ma ciò che è possibile sapere. Bisognerebbe andare a guardare. Non ci andiamo anche perché pur essendo giugno una leggera pioggerella fradiciava il prato. E Silvae Lo teme per le sue scarpe e relativo fango. Rientriamo in autostrada e raggiungiamo Sondrio. Guidando brucio dalla voglia di renderle la pariglia. Mi garbava da morire mentre sorride e ricordava l'episteme di un’altra Antirealista, tal Hilary Putnam.
Dopo essere entrati nella nostra casa, un appartamento sui tetti, nella Sondrio storica; dopo la doccia che lei fa per ritemprarsi, io in salotto preparo con l’acquarello e la carta una farfalla. Silvae Lo esce con l’accappatoio. Si raccoglie i capelli. Le vado incontro. Posso farti una foto antirealista? Occhi da gatta curiosa. Sì. Cosa inventi? Calo l’accappatoio, poso la farfalla sul seno, scatto. Da dietro scostata la spugna, poso la stessa farfalla sulla spalla. Scatto. Claudio qual è il gioco Antirealista sulla Verità? Che per saperlo bisogna scoprire se è una farfalla viva che ho catturato sul prato o se è di carta e dipinta. L’unica maniera per sapere la verità è che tu la sfiori con le dita. Scuote il capo, sento il profumo; prende con la mano la farfalla, china la nuca; è di carta: dunque ha ragione Pierce. E ora che fai? Ti Pinzo di baci!
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