|
|
|
|
|
|
|
| :: Claudio Di Scalzo: Impara l'Arte e mettila da parte con parole controparte. André Derain, I. 1971. Con mia Zia Elle. |
| 18 Aprile 2026 |

“Le dos”, “La schiena” di André Derain. 1923 circa.
Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.
Claudio Di Scalzo
IMPARA L’ARTE
E METTILA DA PARTE
CON PAROLE CONTROPARTE
ANDRÉ DERAIN, I. 1971. CON MIA ZIA ELLE

"La schiena di mia zia L." - Foto cds, 1971.
Aprile 2026 – “Impara l’arte e mettila da parte con parole controparte”. Questo il titolo in rima del 1971 dato al quaderno dove con parole “controparte” interpretavo i dipinti che andavo a scoprire a Parigi e altrove. Scopro tra parentesi anche “accorte”. Probabile la parola mi garbasse per il rispetto che evoca. In copertina il castoro costruttore. Si conferma che allora giovinetto seguivo la massima: “i libri prima di scriverli vanno letti; i quadri prima di dipingerli vanno visti quelli dei maestri”. Secondo Sara Cardellino questa è una delle poche fedeltà rispettate da me per natura e cervello infedele. Quanto al Castoro, aggiunge l’ermeneutica veneziana, somigli per costruzioni bislacche rifugi abitudine all’acqua alla terra senza scelta se non difensiva da chissà quale attacco della sorte letteraria. Ribatto che a differenza del castoro se giungono cacciatori non mi auto-eviro le preziose palline-medicinale e al limite mordo. Anche qui la pungente Sara minaccia la mia diga. “Leggere di tuo zio Lenino che suggerisce al nipote di fotografare la sorella dalle morbide forme - ti ci sei dedicato in chiave rispettosamente artistica? - apparentabili ai dipinti di Derain che scoprivi classicista, “tanto è un po’ vanesia; la darebbe a Pajetta se glielo chiedesse!”; spingendosi fino a mettergli a disposizione qualche modella che “gira” in albergo; è tutto dire sul sangue che avete voi Di Scalzo. Compresa la morale capovolta. Immagino abbia utilizzato ambedue le ipotesi dove provare la reflex ricevuta da cotanto zio in regalo. Era la Canon F1 professionale? Questo completa il quadro. Tra quelle che ti regalava Cantelli, ma sottraendosi il più possibile a fare la modella seminuda, eri attrezzato per l'occhio fotografico e altre trame. Personalmente nel quaderno trovo più interessanti le descrizioni dei dipinti, che, le eventuali, fotografie collimanti. Un’ultima cosa: se la pelliccia di castoro è sì incredibilmente folta però ha poco valore; per me anche l'architettura complessiva castorante sulla pittura è troppo zeppa di rimandi nei nudi sgocciolati dai dipinti di Derain. Zia o non zia.



André Derain: La table de la Cousine, La tavola di cucina. 1924. Louvre.
(Giugno 1971, Parigi. La Belle Élisabeth, Montparnasse) – Al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris scopro “Le dos”, “La schiena” di André Derain. Del 1924. Se la donna s'è appena lavata può rimandare al “bagno di realtà” che l’ex Fauve cercava nel “Rappel à L’ordre” in auge. Il volume della figura è plasticamente classico. Elementarità dai toni ocra e scurità verde. Derain in genere rifiutato nella sua svolta neo-accademica dalla critica del secondo dopoguerra, privilegiante il periodo Fauve o al massimo cubista, anche perché sospettato di collaborazionismo con i nazisti occupanti, a me interessa, perché il suo sviluppo pittorico tende agli ultimi esiti di solidificazione della forma: verso corpi paesaggi oggetti. Quest’ultimi saldamente sodi stanno ne “La table de la Cuisine”, La tavola della cucina, al Louvre.
|
COMMENTI
» Nessun commento presente
» Lascia un commento
DOCUMENTI CORRELATI
|
|