Claudio Di Scalzo detto Accio - Sara Cardellino
UNA FOTO UN FRAMMENTO UNA MUSICA
RIGATO BAGNATO UMBRELLATO DALL'OLTRE ASCIUTTO VETRATO FOTOGRAFATO
VICENZA - MARZO 2022
PREFAZIONE
UNA FOTO UNA MUSICA UN FRAMMENTO
Ho seguito l’evolversi della fotografia digitale con curiosità e interrogativi. Dalla Kodak DSC-100, prima reflex digitale, nel 1991, costosissima, non la acquistai anche perché era adatta soprattutto per il Fotogiornalismo. Fedele alla camera oscura, seppure Fabio Nardi/CDS avessero ridotto la prassi fotografica dopo la morte nell'agosto 1984 di Karoline Knabbervhen. Attesi giungessero in commercio la Nikon D1 nel 1999 e nel 2003 Canon 300D. Con prezzi sui mille euro. La Nikon me la regalò Silvae Lo. Sfacciatamente accettai anche il dono della Canon da parte di Margherita Stein perché, come con Silvae Lo, ero “ghiotto” di come loro due narrassero-interpretassero le fotografie che con facilità adesso si potevano scattare e subito vedere sul Display e con stampante visualizzarle su carta.
La facilità di visualizzazione saltando la Camera Oscura e i processi di stampa, capii che era per me un vantaggio che cambiava la prassi fotografica con la possibile annessa vocazione ad accostarci scrittura e altri segni ed estetiche. Oggi la musica con Sara Cardellino. E sviluppare il genere PAESAGGIO NATURALE/URBANO/METROPOLITANO in PAESASSAGGIO, in rima con VIAGGIO quelli REALI e quelli MENTALI, con corredo di illuministici lampeggiamenti con mia moglie e filosofie nichiliste con la Stein.
Le foto in serie erano, lo sapevo, lo so, FO.FA. cioè FOTO FACILI. Anche per la figura erano FO.FA. Cioè dilatavano infinitamente la storia della fotografia già storicizzata e scatti, in ogni ambito, fino alla Moda, al Glamour, di quanto già era stato già ideato. I SOCIAL confermavano questa dilatazione-declinazione infinita.
Io ci stavo nel mezzo-medium però, cosa inedita, con PERSONAGGI, presi dal mio reale vissuto petrarchista, con figure femminili, che avevano esistenza anche in poesia e narrativa e pittura.
In questo “esperimentare” riprendevo le tecniche dell’avanguardia a cui ero legato. Ecco che la prassi-poetica rivoluzionaria dadaista di SCHWITTERS sull’oggetto trovato e assemblato la riversavo nei “trovati-scatti” sul paesaggio natura/sul paesaggio urbano/sulle Figure a cui avrei accostato dell’altro: dal semplice titolo in genere ironico o testi, meglio se svolti con lo sguardo scritto di Silvae Lo e Stein e Cardellino.
Sul PAESAGGIO-PAESASSAGGIO ho pertanto nei vari pc e USB e memorie delle Reflex Digitali migliaia di fotografie. Su invito di SARA CARDELLINO, che dal 2009 vi partecipa, ne sto curando intanto qualche centinaio di foto.

VICENZA - Marzo 2022
(FOTO “Rigato Bagnato umbrellato dall’oltre asciutto vetrato fotografato”, Vicenza marzo 2022”/FRAMMENTO CDS)
Il cammino frettoloso della figura sotto l’ombrello lo scelgo a caso tra tanti altri passanti. Transita davanti al vetro rigato di pioggia da dove fotografo all’asciutto. A posteriori nel Display della Digitale si conferma perfettamente corporale nell’indistinto spazio della strada sotto alla pioggia; che il riquadro ha incorniciato contemporaneamente allo scatto. Sembra giochi uno scherzo, per me lo scherno, nel protrarsi infinito dell’attimo. Da qui il titolo cantilenante uggiosamente, piove neh, in rima. Il vetro umido sgocciante, all’interno condensa, incornicerà altri passanti e rapidi passi sotto ombrelli; però a me, fotografo, basta una fotografia, come se l’uomo sconosciuto - che va verso altre casualità temporali delle quale sarà perfettamente ignaro ma in salvo - potesse configurare il destino, come esempio, di chi prima passò e dopo di lui arrivò.
(MUSICA PER FOTO E FRAMMENTO: SARA CARDELLINO). Per la foto beffarda, o vagamente ironica mi correggi, “Rigato Bagnato umbrellato dall’oltre asciutto vetrato fotografato” Vicenza 2022, valga la musica dadaista; mi rifaccio alla tua prefazione a questo scatto, iniziante la serie che intendi curare in riemersione dall’oblio, di MICHAEL NYMAN.
Propongo l’ascolto dall’opera lirica “MAN AND BOY DADA”. Protagonista la pratica Dada di Kurt Schwitters assunta dal giovane Mechael e da sua madre che amano il passatempo di collezionare oggetti effimeri: biglietti di autobus e cartine di sigarette.
Tu, Claudio Di Scalzo, ciò hai fatto col digitale, collezione di paesaggi e figure e nudi, prima che con me, assieme a Margherita Stein e Silvae Lo. Ti convince la mia interpretazione? Quanto alla pagina orchestrale di Nyman essa propone intricate figurazioni ritmiche condotte su agogiche volutamente uniformi tanto da spossare chi ascolta. Non spossano forse la vista tutti questi scatti di PAESAGGI naturali e urbani uno di seguito all’altro collezionati nei viaggi? Queste pose a volte ripetive dei nudi? Degli interni? Sì spossano e lo sai.
C’è pero qualcosa che li riscatta, come nella musica di “Man and Boy: Dada” ch’è l’evocazione fascinosa in serie: luci suoni nelle scene. Se un biglietto solito di tram può dare scossa sonora anche il passaggio di una figura fradicia sotto un ombrello può provocare subitaneo sussulto visuale: mentre scompare. Che il fotografo agisca all’asciutto può, per converso, essere visto pure lui umoristicamente: all’asciutto con l’anti-teoria dadaista bastante a ripararlo dalla pioggia del banale?
Il progetto sonoro del dadaista compositore puo intendersi con la fotografia scattata a Vicenza in un giorno di pioggia torrenziale. Intanto che la Musa Cardellino, assistente del fotografo e modella, offre, gratis il biglietto per capire l’insieme. Unendovi la cioccolata calda i dolci Magnagàti Zaleti Bussolà.