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| :: Accio ricordi il tuo rapporto con l'Arte o devo ricorrere all'A.I.? |
| 03 Novembre 2026 |

Accio a Lucca Comics 2006.
Tecnica mista su cartone telato 30 x 40
ACCIO RICORDI IL TUO RAPPORTO CON L'ARTE O DEVO RICORRERE ALL'A.I.?
Claudio Di Scalzo (noto anche con lo pseudonimo di Accio) ha legato il suo percorso di intellettuale, scrittore artista insegnante al mondo dell'arte, muovendosi tra la sperimentazione d'avanguardia degli anni Settanta, la critica militante e la didattica digitale.
Il suo legame con la storia dell'arte e le arti visive si articola su più livelli:
• La Poesia Visiva; la Mail Art; la Narrative Photo. Negli anni Settanta, Di Scalzo, è stato un esponente attivo ma senza frequentare gruppi intellettuali della ricerca letteraria e artistica italiana; linguaggi in cui la parola scritta e l'immagine si fondono superando i confini tradizionali della letteratura della pittura della fotografia.
• Attività di critico e curatore: Nel corso degli anni ha curato mostre d'arte accompagnate da cataloghi saggistici. Il suo sguardo critico si è rivolto sia ai grandi maestri del Novecento (come Giorgio De Chirico, Medardo Rosso, Arturo Martini e Henri Michaux) sia ad artisti contemporanei e compagni di percorso (tra cui Antonio Papasso, Giovanni Boffa, Raffaella Formenti e Jacques Villeglé). Ha inoltre collaborato con la storica Galleria Peccolo di Livorno.
• Editoria e Riviste culturali: Nel 1990 ha fondato la rivista di critica della cultura Tellus (poi divenuta un annuario di "arte, pensosità e letteratura" dal 2003), uno spazio di profonda osmosi tra linguaggio visivo, estetico e saggistico. Ha inoltre diretto collane editoriali dedicate alla pittura e alla memoria per case editrici come Morgana Edizioni.
• Didattica dell'arte "Glocale" e Transmoderna: Nella sua veste di docente, ha ideato progetti come il Manuale Tellus (o Manuale di Classe), una piattaforma web di divulgazione scolastica e culturale in cui analizza e sintetizza per gli studenti i percorsi dei grandi artisti della storia dell'arte (da Jean-François Millet ai maestri della modernità), applicando un approccio che definisce "transmoderno" e integrando i linguaggi del web.
La sua stessa scrittura saggistica e narrativa — a partire dal celebre esordio con il romanzo epistolare "Vecchiano, un paese. Lettere a Antonio Tabucchi" (Feltrinelli, 1997) - è costantemente impregnata di suggestioni visive, in cui l'architettura dei luoghi e l'amore per il segno pittorico fanno da cornice al pensiero.
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