
Karoline Knabberchen nel cascinale con lo stagno di Pujo.
Foto Fabio Nardi, settembre 1983.

"Sentiero interrotto biondo-seppia" - 1983, foto Fabio Nardi
Karoline Knabberchen
(Guarda Engadina Svizzera 10 aprile 1959
20 agosto 1984 Isola di Austvågøy Lofoten Norvegia)
Claudio Di Scalzo/Fabio Nardi
Karoline Knabberchen nella Radura con Heidegger e Pujo.
Questa fotografia: “Karoline Knabberchen nel bosco di Pujo con cascinale” è una fotografia, del 1983, autunno, fine settembre, ed è un collage, realizzato, in camera oscura, sovrapponendo una foto di Kanbberchen alla finestra del primo piano (ed è esattamente ancora così come ha verificato Sara Cardellino) ad una del fotografo pittorialista Pujo (mi interessavo e m’interessa tuttora il “pittorialismo”) dove compare una figura femminile riflessa nello specchio d’acqua.
Un anno dopo avrei scoperto che stavo evocando il destino della mia fidanzata, che s’annegherà alle Lofoten, isola di Austvågøy, il 20 agosto; ma allora ciò fu un gioco, fotografico-filosofico, sulla scia del pensiero di Martin Heidegger.
Passeggiavamo spesso nei boschi pisani, della Garfagnana lucchese; oppure dell’Engadina. Fu in una di questi percorsi che Karoline, la quale sapeva come prima di lei, il filosofo tedesco era entrato nelle mie conoscenze grazie a Margherita Stein che aveva tradotto per me l’ultimo Heidegger, quello del “Perché restiamo in Provincia” dal quale avrei tratto suggerimento per un paesano “pensiero selvatico” che lei non condivideva negli esiti che gli davo, stando invece sull’Heidegger che riflette sull’Essere che distinto dall’ente dimora nel libguaggio diventato radura. Perché se esistevano i “sentieri” nel bosco che si interrompevano, non conducendo da nessuna parte, ed io secondo lei e pure secondo Stein ero in ciò specializzato (non rivelai mai a nessuna delle due che su questo erano perfettamente d’accordo anche se tentatissimo ero dal figurarmi Pollicino estetico), valeva riflettere sulla Radura. Sull’Essere come Radura. “La Radura c’è di giorno c’è di notte, la sua attraversabilità non dipende dal chiarore umbratile gioco foglie ombra, bensì oltre tempo e spazio nella sua attraversabilità. L’eternità dell’essere. E nella radura dove si giunge può esserci anche uno stagno una pozza d’acqua qualcosa di riflettente la figura”.
Trascrissi questo suo “filosofare” su di un quadernetto e rientrati a Vecchiano nel Cascinale lo interpretai con Pujo lo stagno la sua figura alla finestra. Karoline mi guardò comprensiva. Innamorata. Ho sempre pensato che questo suo sguardo verso me fosse anche quello che mi diede uscendo la sera del 20 agosto 1984.
Soltanto dopo 40 anni sono riuscito, standomi accanto Sara Cardellino, a riguardare questa fotografia. A non subire più la dolente scissione Claudio Di Scalzo/Fabio Nardi.
Ho sempre ricordato quanto mi disse sul "Nazismo" di Heidegger. "Per me la questione, Fabio, l'ha risolta René Char, poeta e partigiano, diventando amico - in Provenza, in passeggiate e ospitandolo a Le Thor nella regione Vaucluse - del filosofo "maledetto". Che va letto studiato meditato".