
"Finestra con uomo che passa nel paese d'Engadina" - 1980
Foto di Karoline Knabberchen con l'occhio di Edmund Husserl
KK
(Guarda Engadina Svizzera 10 aprile 1959
- 20 agosto 1984 Isola di Austvågøy Lofoten Norvegia)
(CDS 23 NOVEMBRE 2025 COME BREVE PREFAZIONE). Oggi, e ne sono felice, ci sono ogni ora migliaia di fotografie divulgate sui social e siti vari (è una forma di capitacomunismo che sovverte ogni gerarchia vassallatica), anche poeti e poetesse a ciò si dedicano unendovi lor versi e aforismi e descrizioni e diario. Però per quanto si possa navigare non ci sono on line e neppure a stampa fotografie scattate “con l’occhio di EDMUND HUSSERL” come ebbe a definirle Karoline Knabberchen (1959-1984) al fotografo Fabio Nardi. Era il 1980! E per me CDS come allora per Nardi la fotografia può benissimo, anzi quasi sempre lo deve, vivere slegata da poesia e letteratura e diario; però quando si creano intrecci originali ciò è un’originale novità. Che può persistere nel suo ruolo di Fotografia-Filosofia. In ciò aggiungo le considerazioni di Sara Cardellino, emblematiche: “Come la Musica a programma di Berlioz Liszt Debussy Strauss Smetana può esistere anche la Fotografia con programma filosofico e letterario”. Le fotografie di Knabberchen ne sono un esempio purtroppo presto spezzato dal destino tragico”.
Karoline Knabberchen
FINESTRA CON UOMO CHE PASSA NEL PAESE D'ENGADINA
1980. FOTOGRAFARE CON L’OCCHIO DI HUSSERL
Scatto la fotografia dalla finestra alzatami dal tavolo del ristorante. Fabio mi guarda e sorride. Mi prendo il vantaggio (ma lo è?) sul suo mestiere di fotografo ricorrendo ad Edmund Husserl che scrisse "Phänomenologie des Raumes" (Fenomenologia dello spazio, NdC) senza pubblicarlo in libro. Mi soccorre per inquadrare la strada acciottolata engadinese con uomo che passa. Però sono le ante a rilievo, molto svizzere, a dare valore di spazio all’insieme.
Per Husserl lo “spazio geometrico” è il prodotto di una rappresentazione concettuale. In ciò si differenzia dalla prospettiva kantiana (se impugnassi la Nikon F2 e relativo obiettivo kantianamente produrrei un’immagine diversa? O la reflex se ne infischia?!) secondo cui la rappresentazione dello spazio che sta alla base della geometria è generata da un’intuizione .
Fabio mi chiede se fotografo filosofando. “Eccome!” gli rispondo esclamativa, “utilizzo l’occhio di Husserl”. Mi risponde ironico: “Speriamo l’abbia lungo come la barba”. Ridiamo assieme. Ecco, mi dico, l’unica cosa che sa è sulla sua barba e me la gioca dispettoso. Aspetto la sua allegria come la migliore risoluzione a stampa; allegria impertinente che toglie seriosità gessosa al grande filosofo; a me che lo uso come focale mi toglie un vago senso di colpa per questa de-sacralizzazione della Fenomenologia.