
Charles Meryon pittore e incisore. cds, 2017

"Sara Cardellino come incisa su carta porosa
alla maniera di Charles Meryon" cds, 2017.
Claudio Di Scalzo detto Accio
PITTURA VISIONARIA SULLA TELEMATICA AIA
CHARLES MERYON.
A SARA CARDELLINO, 2017

PREFAZIONE
COME SE RACCONTASSI LA MIA GIOVINEZZA
CON DIPINTI VISTI IN ESTETICA-ESTATICA EBBREZZA
I pittori visionari operanti nel Fantastico-Maraviglioso-Perturbante mi interessarono fin dai venti anni. Per i temi per la tecnica pittorica.
Sui dipinti dei pittori prima di scriverne bisogna averli visti da vicino. Cioè visitando musei gallerie collezioni private. I pittori visionari che dipinsero del fantastico hanno dei fondatori e maestri. Pertanto partii da Blake Friedrich Turner Moreau Redon Boeklin. Maestri anche per la tecnica usata nei dipinti non solo per le immagini. Turner per come liquefà la natura; Moreau per la pennellata che diventa quasi astratta; Redon per come usa i pastelli ad olio nelle sfumature.
Però in seguito per un interesse mai calato, anche nei riguardi della letteratura e fotografia, mi diressi verso i “minori” (sono debitore a Silvae Lo my wife della scoperta di sculture plicrome e arti minori e design) e personalità stupefacenti per biografia o follia; addirittura fino a Victor Hugo che a china, come divertimento a lato del suo narrare, produsse paesaggi e forme fantastiche.
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CHARLES MERYON
(Parigi 26 novembre 1821 - 3 febbraio 1868)
Figlio di un medico inglese di una ballerina spagnola. La medicina maritale non salverà dalla follia dal manicomio la madre. Morta nel 1837 mentre si incide con le unghie il petto come il bulino fa con lastra di rame. Il giovane salutata la tomba, sulla lastra mia madre ballerà ancora continuando la sua pazzia, pensa; si imbarca a Brest; viaggia; le matite ballano sul foglio mentre la nave rolla; lui disegna mare isole luoghi visitati. Torna a Toulon nel 1840. Prende lezioni di acquarello e disegno, quanto fino allora disegnato non lo convince. Nel 1842 nuovamente imbarcato gira per il mondo acquoreo fino al 1846. Torna. Smette gli abiti marinareschi. Trova casa a Parigi. Nessuno fila la sua produzione. Scoramento. Nel 1848, mentre a Parigi proletariato e partiti rivoluzionari sono sulle barricate lui scoprendo l’acquaforte, sta barricato in casa a bulinare lastre acidi, e capisce che il suo forte sta in questa tecnica. Prepara bozzetti precisi disegni geometrici di palazzi a matita, sussurra la battuta “Dalla grafiteforte all’acquaforte”. Eh eh. Realizza e stampa vedute di Parigi. Il pittoresco il monumentale il sordido. Espone al Salon dal 1850 al 1855. Gautier e Baudelaire ne sono estasiati. “Dall’immensità degli oceani al rettagolo incisorio chiaroscuro volo”, sembra abbia detto in modalità parnassiana l’autore dei Fiori del Male. E Gautier: “da queste incisioni rumori di Fracassa nobilmente rutilanti”.
Il nero delle lastre però sembra abbia invaso il suo cervello. Si manifesta la malattia mentale. “Sembra che mia madre salti da un emisfero cerebrale all’altro nel mio cranio”. Borbotta impaurendo clienti estimatori amici. Lo squilibrio mentale s’aggrava. Blatera di essere perseguitato dai poliziotti. Si rannicchia nel letto come in una fortezza. Se vogliono portarlo fuori aprire le finestre minaccia con la pistola i presenti. S’impone il ricovero a Charenton in un maggio bluestre sul Ministero della Marina e altri palazzi che aveva raccolto in cartelle. Le cure in manicomio hanno effetto. Nell’agosto 1859 è riconsegnato alle mura casalinghe. Entrato nello studio il fantasma di sua madre lo saluta rimproverandolo: “Volevi fare la mia fine? Sentiti guarito!”. Ubbidisce tanto da partecipare al Salons dal 1863 al 1866. Ma poi si ammala nuovamente. “Sei quel che sei” gli dice disperata la madre dalla solita poltrona in sala. Viene ancora internato. Muore il 13 febbraio 1868.