
Metà Sara Esserina veneziana. L'altra metà rimasta a Fiesole
Luglio 2009 - Foto Accio
Accio e Sara
EPISTOLARIO DON DON VARIO
Cardio 10
da iPhone, ore 17,00. Venezia - 21 luglio 2009
SARA
RICORDANDO FIESOLE
Amore mio,
ti scrivo dalle mie stanze veneziane in cui sono ritornata con le labbra rosse dei tuoi baci, con la pelle disegnata dalle tue carezze.
Ho un ricamo di immagini dentro gli occhi e tutte ritraggono noi e la nostra giornata d'Amore. Ancora più intensa, sembrava impossibile, di quella veneziana.
Permettimi, Accio, di scriverti con ogni sincero candore. Ti prego, concedimelo dopo ieri, in questa lettera: è un postumo del nostro incontro fiesolano, il cui pensiero è così prepotente da non concedermene altri. E così sarà per molto. Perché non c'è nulla al di là di noi: inconcepibile, inaffrontabile un "senza", un "prima".
Ormai abiti dentro di me, in ogni mia più nascosta parte, celata persino a me stessa. E forse anch'io sono entrata in certe tue pieghe, aprendo delle porte da troppo tempo ingiustamente serrate. Perché in quell'abbraccio che davvero vale un'intera vita, simbolo del nostro Assoluto, io ieri ho stretto fra le mie braccia il monello bagnato del Battistero (Sara Esserino si riferisce a quando bambino scappai dall'ospedale saltando la finestra del piano terra non volendo togliermi le tonsille. Riparai al Battistero. Lì fradicio mi trovò Lalo, mio padre. Che mi disse: "se non ne hai voglia si torna a casa. Questa è l'anarchia figliolo". NdC); l'ideatore di scherzi Marco Pachi tenero e ingenuo; Heathcliff crudele; Accio artista e amante...
Tutto ti ho abbracciato, e ho sentito il nostro appartenerci. Totale.
Accio, Accio, sono felice!
Tua Sara, un po' grande, un po' piccina. Esserina. Esserino. A te vicino!